• Silvia De Gennaro

Cosa ci fa un cavallo in una libreria?

Una storia di sincronicità - (Parte Prima)



Prima ancora che mi fosse assegnata la stanza, i miei pensieri già giravano intorno all'unica parola che avevo a disposizione che era “castello”.

Inevitabile l’associazione alla nostra recente esperienza d’isolamento, il castello nasce per uno scopo difensivo, protegge ma isola, proprio come sono state le nostre case.

Probabilmente quello che abbiamo vissuto, è stato una sorta di prova generale di quello che sarà il nostro futuro; se non sarà una pandemia o un disastroso evento climatico, sarà la tecnologia che ci porterà a rinchiuderci nelle nostre abitazioni, come già sta facendo progressivamente da diversi anni.

La quarantena è stata resa sopportabile dagli artisti che hanno riempito di storie, immagini e musica le nostre vite, mentre a vivacizzare la vita del castello erano i racconti delle gesta dei cavalieri. Quali che fossero i motivi dichiarati, salvare la Terra Santa o la fanciulla imprigionata, in realtà, i loro erano viaggi alla ricerca della conoscenza, come lo sono anche i percorsi di chi fa arte.

Così, mentre pensavo: gli artisti saranno i cavalieri dei piccoli castelli virtuali che diventeranno in futuro le nostre abitazioni, nella testa ha cominciato a fissarsi l’immagine di un cavallo con una preziosa armatura.

Nel frattempo ho cercato di visualizzare anche altro, ma era sempre il cavallo che vinceva. Mi sono detta: non ti affezionare troppo a questa idea, non sai quale stanza ti sarà assegnata.

Ma il cavallo rimaneva lì, bello, fiero nella sua armatura d’argento cesellato, mi guardava con i suoi occhi languidi e mi esortava: Dai, sali in groppa.

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