• Francesca Interlenghi

Performare un sogno dentro un sogno

Aggiornamento: ago 17

(Monologo 1 9 “In vacui”, performance aftermath)

Endecameron 21

Andrea Pagnes (VestAndPage)

Ph. Credit Lorenza Cini


Un sogno dentro un sogno ha poco mistero poiché è un sogno, dopotutto. Sebbene possa avere il suo significato, forse non ha importanza cercare il significato effettivo di un sogno in un sogno. Un sogno in un sogno è discreto nelle sue necessità, moderato nei desideri, si muove senza urtare, ha poche conseguenze, sa mantenere un segreto. In sostanza, in un sogno nel sogno, tutto ciò che accade ricorda immagini improvvise che balzano allo sguardo da uno specchio.

Entro nel palcoscenico d’acqua. È sacro. Il sogno dentro inizia. Presto attenzione ad ogni passo. Eppure è come se mancasse qualcosa proprio lì, davanti a me. Non lo vedo, ma so che lo devo affrontare. Forse il pubblico con le maschere di protezione, senza volto riconoscibile, come in un incubo, o altro che devo scoprire. Devo fissare il mio sogno perché diventi cristallino. Livelli profondi. Incubazione onirica. Resa visibile.

Con i movimenti costretti dalla mia doppia pelle, mi soffermo su strati di colore che non sussistono. È come procurarsi un blackout, mentre un'ondata di calore mi pervade il corpo. Poco dopo, mi sveglio, da qualche parte, ancora immobile, vicino alle lastre di pietra bianca del pavimento trapezoidale del pluvium. Ho la vista ridotta per via della copertura in lattice naturale che mi aderisce al viso. Se guardo in basso potrei essere tratto in inganno, dovendo raggiungere il lato opposto tra non molto.

Questo sogno, strato per strato. Come sbucciare una mela per intero. Prima o poi dovrò svegliarmi. Mi avvicino a una striscia di schegge di vetro. Le osservo dentro. Avanti e a ritroso per lo stesso percorso: "dentro" e poi "fuori", per assicurarmi di essere tornato e di risvegliarmi per davvero quando mi sveglierò.

Il lento fluire delle acque poco profonde mi culla in riflessi di atemporalità, esposto come sono all'imminenza di un mondo costruito e di una bellezza tassata. Forse per via dalla luna nuova là in alto, alcune gocce di sangue colano sulle schegge e si fanno trasparenti mentre l’adrenalina comincia a diminuire. Questo posto non è mio ma ora recinge i miei confini interiori. Senza limiti. Limite estremo. Esistono con me questi limiti, come vortici di assurde aspettative.

Queste forme liquide, transitorie che affiorano dal pluvium, oggetti di disorientamento, mutano con una facilità estrema. Forme effimere. Impermanenti. Reagiscono le une alle altre. Si autodistruggono. Affondano di nuovo. La mia hyle di lattice m’affatica il respiro... Respira, respira, l'aria viene a mancare non appena te ne accorgi.

Mi volto indietro. Ho segnato una via che non sarà mai più percorsa. Niente di più. Il vetro rotto può anche uccidere, ma le pause musicali mi rincuorano, semplicemente, come un racconto da ascoltare. Qui non c'è altro modo: ci si sveglia quando l’acqua mormora e sussurra.

Sono qui da pochi giorni e notti, o forse da cento anni o più. Quando entro nel pluvium, mi sento goffamente fresco come il pane quotidiano, appena sfornato, qualche bruciatura, un certo aroma. La pelle tutta liscia. Muscoli induriti e polmoni liquefatti. Bocca leggermente aperta, occhi socchiusi. Forse assomiglio a un sonnambulo. Un attimo dopo, in acqua, ho la sensazione che le guance si stiano abbassando, le gengive si ritirino e i denti si scoprano. Non ci vedo bene, le pupille è come se chiedessero di uscire dalle orbite, abbacinate dalla luce artificiale. Ho il petto segnato di cicatrici e i miei artigli sono finiti chissà dove. Mi sdraio nell'acqua. Il sangue si raffredda nella schiena. Qualche attimo di stasi, forse prima dell'ultimo tratto. Che abbia scelto di rinascere standosene in piedi sulla lastra di pietra bianca che sta proprio qui, in mezzo al pluvium, come se fosse la sua tomba aperta?

Ricordo una storiella che mi è stata raccontata tempo fa: due vedove siedono dietro il cancello chiuso. Sono sempre le ultime. Fa freddo, quindi si abbottonano per bene i cappotti. Con lo sguardo fisso sue due lapidi, vedono il loro passato. Ripensano ai giorni in cui erano quattro e non solo due. Le restano pochi anni, nel ricordo dei propri compagni che non ci sono più. Assorte nei pensieri. Le nuche curve. Assomigliano agli osservatori alati del cielo.

Dopo una marea, molte cose che stavano sulla spiaggia scompaiono. Per la maggior parte conchiglie, lische, alghe, plastica. Le onde, quando si ritirano, mi hanno sempre fatto pensare che devo cogliere l'attimo prima fugga via. Se voglio parlare di valori, non mi affido alle parole. Preferisco raccontare una storia con il mio corpo, per non perdere ciò che sta oltre gli eventi del quotidiano, che comunque superano la mia immaginazione. Le forme cambiano velocemente come può fare l'amore, e questa è forse la lezione per me più importante.

Potrei iniziare con l'immagine di un uomo non più giovane, ma ancora in forze. Il viso è segnato. Guarda avanti. Al suo fianco, due visioni: una falce con clessidra, lame e piume, a indicare la morte e il tempo che passa per tutti. Che quest’uomo sia composto di molti altri esseri umani? Altri hanno già vissuto come lui? Sta cercando un'astrazione? Vivo nell'illusione che la vita non sia altro che un vuoto a perdere, senza fine. Come si fa a non pensare né alla morte né alla vanità delle cose quando si è in vita?

Le geometrie del pluvium riflettono quelle dell’esistenza. Non sono diverse. Lati, spigoli, angoli, giunzioni. Il travaglio della nascita, la fatica di crescere. Poi l'apprensione di invecchiare, perdere le forze e ammalarsi, la morte inevitabile, infine essere consapevoli del nulla: il vuoto di potere che lo precede e il vuoto che ne segue. Ogni età, e specialmente la nostra, ha bisogno di una rinnovata convivenza. Tuttavia, la difficoltà è trovare persone che abbiano il coraggio di essere uno con gli altri e la pazienza di sostenere l'unione con gli altri.

Sto facendo progressi significativi qui. Ogni volta che performo è come rinnovassi la fiducia in me stesso, non avessi la sensazione di sprecare il mio tempo invano e confermassi la meraviglia della nostra unione. Con il corpo immerso nell'acqua dolce, sento affiorare dei ricordi dimenticati, sconosciuti, inlucchettati nel mio cervello da troppo tempo. Ora vedo incomparabilmente più chiaro di quanto la mente più razionale possa vedere. Non rifiuto. Accetto. Non disprezzo. Mi consegno a lei inviolato come questa lastra di vetro a misura d'uomo che tengo stretta tra le mani.

Sono stato sia un criminale sciagurato e disperato che un uomo compassionevole di cui fidarsi, ma mai qualcosa di particolarmente serio. Sono stato un idiota, spesso dicendo sciocchezze come se fossero state mio privilegio. Un giorno mi sono chiesto: ma a che serve parlare? Ci sono due tipi di mente: uno è importante, l'altro no. Se cerco di capire troppo velocemente, potrei non capire bene. Così, sognando di performare, ho cominciato a performare davvero, immaginando il mio sonno come una corrente dove poter essere tutto ciò che potrei essere: un carnivoro abituato a divorare parti di sé per restare magro, un complice del colore tenue, limpido, vivido, disperatamente bianco, uno strumento al servizio dell’idea.

Se poi i miei pensieri si prendessero gioco di me, ancora, dicendomi che è solo un sogno, non mi interessa se è un sogno o realtà una volta che il sogno mi fa conoscere la verità. I sogni sono questioni assai strane: alcuni si presentano con inverosimile vivacità, altri in modo confuso, intricati di enigmi che attentano alla ragione. Forse sognare è il desiderio del cuore di riconoscere il vero e dimostrarlo. Non importa se sono sveglio o addormentato: cado da diversi metri, la lastra di vetro mi scivola tra le mani, si frantuma sul dorso del piede e mi taglia tendini e carne. Non sento alcun dolore.

Sono collegato in qualche modo alle stelle lassù tramite qualche canale spazio-temporale? Le molecole del vetro sono sempre in movimento. Sanno organizzarsi in modo apparentemente casuale, come se avessero un senso ininterrotto di unità con il tutto, un po’ come i corpi astrali con quelli celesti. Il vetro, infatti, a differenza di altri solidi, ha una struttura interna caratterizzata dalla mancanza di ordine. È come se non avesse un credo, vivesse in una sua zona temporaneamente autonoma, ma fidasse sulla pienezza del contatto con gli elementi intorno a sé. Nel passare dallo stato liquido allo stato solido, le molecole del vetro si dispongono in una configurazione frattale. Quello che risulta trasparente ad occhio nudo, è invece un caleidoscopio di forme e colori imprevedibili che appaiono velocemente, mutano e poi scompaiono altrettanto rapidamente.

Questi frammenti di vetro hanno la capacità di catturare le forme e le immagini del mondo dei sogni, quanto meno il mio? Così disposti, paiono così armonici e organicamente perfetti nella loro tagliente bellezza. Forse non sto affatto sognando.

A volte faccio sogni davvero strani, impossibili e innaturali. Quando mi sveglio e li ricordo con chiarezza, mi riconcilio con le loro assurdità e rientro nella realtà con una straordinaria capacità percettiva. Insieme alle visioni che mi lascio dietro, comincio a capire qualcosa che non sono riuscito a capire fino a ora.

Dolore e piacere svaniscono gradualmente quando si trova una certa quiete, ma giusto o sbagliato che sia, è divertente rompere qualcosa di tanto in tanto, sia per gioia che dispiacere. Sdraiato nell'acqua, sulla schiena, con la lastra di vetro sopra, non credo di poter sperare di meglio in questo momento.

Come la luna, così la vita ha un lato che non riesco a vedere. Eppure questo lato invisibile, non è il contrario di ciò che è visibile, ma l'unico supplemento alla sfera assoluta, completa, intatta dell'essere. La vita ha un modo commovente di sostenere l'anima contro l'eternità finché il corpo che la contiene ha il coraggio di rimanere mortale e non chiedere oltre.

Gli estremi della calma sono vasti, puri, del tutto trasparenti. Ma calma significa anche gravità. Quindi, per via della sua attrazione, dovrei provare a vivere coltivando perle e fiori anziché sofferenza, nient'altro.

Qualcosa che è e che improvvisamente non lo è più. Solo perché tutto scorre e muta non significa che qualcosa sia diverso da ciò che era prima. La prossima volta, forse, ieri era già oggi. Ogni immagine che il vetro cattura e riflette è come un momento morto. Un insetto di tempo infilzato allo spiedo.

La memoria è l'unico paradiso dal quale non posso essere espulso. Non è quello che era e non sarebbe quello che non è quando ricordo qualcosa. Al contrario, ciò che è, non sarebbe. E quello che non sarebbe, che cos’è allora? Non sto mentendo al possibile. Sono in un sogno dentro un sogno, dove i sogni sono tutto e tutto è un sogno. Mi sono moltiplicato per essere in grado di sentire mentre sognavo. Forse è anche questo il motivo per cui continuo a performare.

Per sentire non dovevo fare altro che espandermi mentre sognavo e darmi non a un altro altare, ma alla natura: gli alberi che si piegano al vento, il sole in equilibrio con la luna all'orizzonte qualche volta all'alba. Provo a calcolare quanto distano l'uno dall'altra, come volessi mappare l'unico paradiso rimasto. La mia anima ha un'orbita propria?

Sostenere una posa naturale è impegnativo e faticoso, ma è anche un’occasione di riposo nel cuore delle difficoltà. Cosa c'è dietro questa lastra di vetro? Ombre? La mia compagna? I miei amici? O sono solo io quello dietro o al di là del vetro? Vorrei essere sempre quello che sono, un bimbo che corre alla cieca nella tormenta di neve e che cerca di catturare delicatamente gli angeli prima che svaniscano.

Se rincorro la luna, la luna scappa via. Se scappo dalla luna, la luna m’insegue. Se mi fermo e guardo la luna dritta negli occhi, la luna sono io, ma non sono la luna. Il castello non si cura di tutto questo, con le sue maestose mura inseminate d'infinito, ma se mi soffermo sui mattoni, posso immaginare il loro effetto domino. Qui tutto sembra diverso ovunque e apparentemente uguale a se stesso. Tutto si erge eppure scorre. Non posso dimenticare che non sono solo chimica, ma anche desiderio.

Dimmelo e dimenticherò. Mostramelo, e potrei non ricordare. Coinvolgimi e capirò. Immagino che una volta tolto il disturbo, non sia poi così male in questo posto. La storia racconta: mentre gli altri compagni dormivano, ha messo un piede nell'eternità, un posto che stava appena fuori della porta, per provare a starci un po’ di tempo. Forse sono più debole di allora, ma qualcosa della mia innocenza vaga ancora lì, perché la natura ha messo da parte un regno di bellezza e ispirazione che non so riconoscere altrove.

Ora respiro al ritmo di suoni per metà feroci e per metà delicati. Il pluvium si è trasformato in un centro dove anime come pagine scorrono via, parole dove c'è e non c'è la vita come la conosco, dove le cose si abbandonano e il silenzio prevale, senza tempo, come uno spettro altero che tiene per mano la propria solitudine perché la vuole proteggere da presenze indiscrete.

Nella sfera del tempo non c'è vuoto. Al contrario, la notte ai miei occhi brilla. Cosa c'è oltre? Il mio spirito che vaga sempre? Non è esattamente il massimo starsene sotto una lastra di marmo. Nel labirinto dei miei sogni, a volte, intono melodie piatte, tristi, ma in qualche modo incoraggianti poiché mi indicano un’uscita.

Un’ultima goccia di sangue da un’incisione all’altezza del costato, dove una volta proprio lì c’infilavano panni e tubi per asciugare e immettere ossigeno. Una goccia rossa, come lasciata lì, in un angolo di cielo, nell’acqua, per annebbiare la paura, aguzzare la vista, rilassare le estremità.

Nella sfera del tempo non ci sono stanze. Io sono uno, con un passato me. Come un amore che non salva, ora suoni e parole sono mantra che affiorano da uno specchio dove l'io non è visibile.

Nella sfera del tempo c'è una lastra di vetro trasparente che non si attraversa mai. C'è una lastra di vetro che non porta da nessuna parte. Come un cielo bianco latte-bianco luce impenetrabile, fatto di silenzio e che riflette l’eco del silenzio, poiché nessuno riesce a sentirne il grido.

Nella sfera del tempo, non c'è domani. Apro la bocca e mi fermo vicino ad una porta. Li invito ad immergersi non oltre l'altezza delle caviglie, dolcemente con me.

Nella sfera del tempo non ci sono distanze. I sogni ci mostrano le nostre vulnerabilità, ma in un sogno, a volte, posso anche saltare e avvicinarmi alla luna con un balzo impossibile da misurare.

Nella sfera del tempo, la vita pare sia cinta di sonno, ma si dorme poco. I sogni svaniscono sempre e riaffiorano altrove.

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