• francesca fini

Finissage | La Stanza del Terapeuta | Silvia Cignoli

27-7-2020 Allestimento Installazione sonora caratterizzata da QRcodes sistemati nelle quattro sale iniziatiche (ossessione, fobia, sogno e identità) verso la finale Stanza del Terapeuta. Il pubblico è stato invitato ad attivare i QRcodes di ogni 'tappa' con il proprio smarphone, contemporaneamente, a creare un immersivo effetto di surround 'itinerante'. Un piccolo dispositivo wireless a batterie, nascosto nella gabbia-pancia del Terapeuta, faceva ascoltare la sua voce segreta, ma solo avvicinandosi molto alla scultura.

Giunti alla fine del percorso, nella Stanza del Terapeuta è partito il live in streaming di Silvia Cignoli dal suo studio, trasmesso in simultanea sui canali social di Endecameron20.

Silvia Cignoli – Stanza del Terapeuta – Stati Disgregati

Il pensare in termini di residenza digitale per un musicista è un’astrazione dell’astrazione: in primo luogo astrazione per l’atto stesso di tradurre in musica un’idea. In seconda e non meno importante istanza ci sta l’esercizio immaginativo che porta a immaginare questa materia impalpabile collocata in una dimensione sospesa fra spazio fisico e digitale, e che si sviluppa o può svilupparsi in un tempo diverso da quello fruito abitualmente. È un po' come superare i confini mentali e fisici per lavorare nei termini in cui il realizzabile è calamitato su altre orbite del possibile.

In queste orbite entrano in gioco nuovi meccanismi, potenzialità e limitazioni.

La mia stanza è quella del Terapeuta, la stanza che immagino delle penombre, dell’incontro col proprio sé nella forma del proprio passato, dell’assimilato, del percepito, del trauma, del sogno, dell’inconscio, del conflitto. Ma anche del tentativo di riconciliazione e di accettazione, della contemplazione finale.

Tutti elementi che cercherò di indagare in ognuna delle quattro stanze del lungo corridoio che conduce al Terapeuta.

Quattro stanze, quattro temi: ossessione, fobia, sogno, identità.

Ogni stanza avrà associata una sua musica che indaga nella forma di domande aperte questi temi e dialoga con le opere di Vincenzo Padiglione, accogliendo da esso spunti che vengono tradotti in musica.

Frammenti di voci e suoni (in parte provenienti dalla location stessa), respiri, musiche provenienti da tradizioni vicine e lontane, sacre e profane, saranno utilizzate, assieme a elettronica, chitarra elettrica e altri oggetti sonori, campionate e manipolate per creare spazi sonori claustrofobici o arei, che si connetteranno con la simbologia del luogo e con le installazioni.

La volontà è quella di creare degli spazi di ascolto non descrittivi, ma aperti alle possibili connessioni che il visitatore potrà cogliere, lasciando fluire la propria percezione attraverso link inaspettati.

Alla fine del percorso, raggiunta e abbandonata la Stanza del Terapeuta, vi sarà una sorta di commiato alla moltitudine di tematiche vissute attraverso il cammino dei visitatori, un focus e un’osservazione contemplativa e abbandonata su ciò che resta alla fine di tutte i percorsi compiuti dentro e al di fuori del Castello.

Le stanze nel particolare, nell’ordine di percorrenza:

1. Ossessione (1.42): la ripetitività, la frequenza e la persistenza dei pensieri possono essere gabbie o divenire habitat nei quali in fondo ci sentiamo in qualche modo protetti da qualcosa di ignoto e dunque più pauroso della nostra realtà?

Il selfie (vedi l’opera di Padiglione), il controllo spasmodico della nostra immagine digitale non sono forse nuove ossessioni e maschere dietro a cui trincearsi?

2. Fobia (2.20): Scappare o affrontare le proprie fobie prima che ci controllino?

Il fobico tende a fuggire da quelle rappresentazioni che creano in lui un senso di angoscia.

I suoni di questa stanza sembrano essere la voce dell’ Hikikomori installato in un angolo, che sembra ormai poter parlare lo stesso linguaggio digitale del computer, unico ponte con un mondo esterno che teme. I suoni della corsa e il ribollìo distorto dell’acqua, provenienti dal castello stesso, collegano questa immagine ad un concetto più esteso di fobia.

3. Sogno (3.18): libere associazioni, desideri, simboli, oppure meccanismi di auto-regolazione: Cosa sono i sogni? Il Terapeuta di Magritte ha una alchimia simile a quella dei sogni, come lo sono tutte le installazioni presenti lungo il percorso che ci conduce alla stanza dove siede il Terapeuta. Nelle musiche viene riproposta questa giustapposizione di elementi che passano dall’essere una sorta di cullante ninnananna all’essere puntellati di cambi di prospettiva per proiettarci in universi ambigui e onirici.

Sogno anche come prospettiva e desiderio che sia esso disatteso o, nella misura del possibile, realizzato e combattuto (si vedano le spose e i dimostranti protesi nell’intento di comunicare un’idea e installati nella stanza).

4. Identità e memoria (4.04): il Terapeuta ci parla del suo viaggio dando voce a musiche che attingono ad una tradizione lontana di profonda connessione con la natura (throat singing) e che comunicano con il presente attraverso un rimaneggiamento dei loro parametri. Esse presentano una doppia versione di sé stesse: sono portatrici di una voce più sotterranea e nascosta oltre a quello più esterna ed evidente, in un interscambio misterioso con la propria memoria e le proprie origini. Il viaggio dentro e fuori da sé stessi può essere impegnativo (come dimostrano le tante valigie presenti nella stanza). In questa continua indagine fra dentro e fuori noi stessi (si vedano le maschere e la gabbia aperta di cui è fatto il torace del Terapeuta, ripresa musicalmente da suoni metallici provenienti dal castello) il Terapeuta (la cui voce si materializza alla fine del brano musicale) continua a porre e porsi le sue domande.

5. Respiro (video performance, min 11.02) Nella musica convergono alcuni elementi delle musiche precedenti. L’utilizzo del gusli (antico strumento a corda slavo) e di musiche della tradizione ortodossa simboleggiano un viaggio di ricerca in terre lontane che si trovano dentro e fuori di noi. Da un iniziale ritmo costruito per multipli di 3 (quello che ci insegnano essere il ritmo della respirazione rilassante) vengono via via detemporalizzate, rese ariose per condurci in un universo contemplativo.




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