• Francesco

L'Incantamento del Corvo

[Assumi una posizione comoda. Respira. Da dodici a zero, conta i tuoi respiri; ciascuno è più lento del precedente. Quando arrivi a zero, comincia a leggere].

Non ho terra ma vento. Avevo gambe, una volta, ma non più: il movimento esitante dei piedi, uno via l’altro, non mi appartiene. Quando una scimmia nuda, come te, cammina, deve posare su qualcosa, fare pressione su un piede, piegarlo, sollevare una gamba, posare un piede, fare pressione, piegare, ricominciare: muoversi è un atto di forza costante. Io non ho gambe, ma ali. Muovermi è scivolare.


E so che anche io uso muscoli, che anche io uso forza; non scherziamo, lo so, non venire a scocciarmi con la tua pedestre sapienza. So che il vento è materia, come la terra. Se insisti su questo, dimostri pochezza. Non è forza che sento, né materia. I miei sensi sanno altro. Adesso sei con me, adesso sei me. Adesso sai quello che i miei sensi sanno. Adesso inizi a conoscere il piacere assoluto di essere me.


Il vento si muove, e io mi muovo con il vento. Lo sento sulle piume, sul becco, sulle zampe, su ogni muscolo, una presenza costante, che mi preme addosso, mi accarezza, mi massaggia, e a volte, solo a volte, schiaffeggia. Il vento ha un milione di dita e quelle dita sono sempre su di me, mi sorreggono e mi portano. Le mie ali? Un timone, poco più.


Tu non sapevi finora cosa significasse essere leggeri. La scimmia nuda è una creatura pesante, ancorata, prigioniera del suolo. In me, ogni cosa è leggera. Ossa e becco e piume nere, tutto cresce per il vento. Volendo, posso scendere al suolo, e lo faccio, cone adesso, per divertimento, o per trovare preda. La scimmia nuda non può ascendere al cielo, non ora, né mai.


Ogni strumento che faccio, e ne faccio, checché tu ne pensi talvolta, lo faccio con quella puntuta doppia lama che amo chiamare becco. La scimmia nuda ha labbra vulnerabili, fatte per essere baciate, occasionalmente, e spesso ferite; io ho un’arma, e uno strumento per farne altri. Senti la sua potenza, senti le possibilità che offre. Goditi, per un istante, il piacere assoluto di essere me.


Piacere, sì, piacere assoluto. Ho testa oltre che ali, sono evoluto, molto più della scimmia nuda. Passo meno tempo della scimmia a tribolare per procacciarmi cibo; quello che mi serve, lo trovo in un attimo. La scimmia non è il solo animale un po’ sciocco, che fatica per tirare a campare: i sussurri del vento e l’allegria delle foglie mi dicono che è così per gran parte delle bestie che vivono su questa strana terra. Io sono speciale. Mi serve poco per trovare quello di cui ho bisogno, specie nelle città, i labirinti informi che le scimmie hanno costruito, loro credono, per star meglio. Mi serve poco tempo per trovare preda fresca, e sfizi occasionali. Il resto del tempo lo passo in trastulli, a lasciarmi cadere per poi risalire, a chiacchierare con famiglia e amici, ad ascoltare notizie e trasmetterle. La scimmia nuda quanto lavora, ogni giorno? Quanto tempo di vita può davvero dire suo? Poco, mi pare. In quelle perfette mattine di Maggio, quando la scimmia nuda è costretta a una sedia, gli occhi fissi su uno schermo, io volo con i miei amici. Il piacere assoluto di essere me.


A volte la scimmia nuda sorride, quando parlo di famiglia. A volte la scimmia pensa di essere l’unica a conoscere il piacere (e la fatica, qua e là) dell’avere rapporti. La scimmia sa poco. Io allevo figli, insegno loro a volare; lancio sfide con lo stormo; ricordo volti amici, e volti che non lo sono; conosco gratitudine e vendetta.


E quando la scimmia nuda muore, io mangio


Volo nel vento, fatico poco, sono parte di uno stormo gioioso.

Ti ho prestato la mia pelle, per un istante.


Lo senti, il piacere assoluto di essere me?

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