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Col corpo capisco, nell'infinito presente

Aggiornato il: lug 28

Terza parte della serie "Non abbiamo idea di come diventare Internet-based performance artists"


Sara Simeoni, Marilyn Arsem, Verena Stenke in "Una per volta – Stirring, spinning, sweeping" (1992/2020)

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Il digitale ci fa scoprire qualcosa che prima non si sapeva. La scoperta crea soddisfazione e la soddisfazione crea dipendenza. Grazie all’intelligenza artificiale si possono spiegare teorie unificanti di fenomeni biologici e chimici, ma in questo modo la distinzione tra biologia e chimica non diventa più significativa o utile. L’intelligenza artificiale può aspirare alla certezza, ma una “giustezza” che vada oltre la possibilità di future critiche non può essere raggiunta da essa come da nessuna teoria scientifica. È come se l’intelligenza artificiale “bloccasse” pezzi di informazione.


Penso di nuovo alla parola “assenza”. Dopo ogni intervento in rete. Mi chiedo se l’unica cosa sensata da fare sia dimostrare che questa parola è solo un ostacolo da superare, quasi un fastidio. Ho il vantaggio di potermi affidare a tecniche astratte, digitali, più o meno meccaniche, ma anche la sensazione di quanto queste tecniche mi limitino nella scelta di determinati argomenti e situazioni che vorrei esplorare più a fondo, precludendomene così la comprensione, la possibilità di fare un ragionevole tentativo di risolvere un problema imprevisto nel presente, come nel futuro, correlati ad essi. In rete, guardo alla comprensione di una qualsiasi cosa come ad una sorta di bonus, un extra opzionale. A cosa puntiamo, se non capire?


Col corpo capisco.

Sono un performer. Capisco con il corpo. Col corpo capisco. In salute. In malattia. Finché sono vivo. David Grossman ha pure scritto un libro. Come una particolare ideologia identifica il corpo umano, dimostra i pregiudizi dell’ideologia stessa. Ad esempio l’ideologia di una classe che cerca di mantenere il suo dominio sulla classe impegnata nel lavoro fisico diretto per la sua esistenza quotidiana. Il corpo e le sue presunte manifestazioni: lavoro, sudore, piacere, dolore, sono stati spesso diffamati in riferimento al sottile e alle sue presunte manifestazioni: anima, mente, pensiero, intelletto, conoscenza. Non ho la tendenza di affidarmi a queste separazioni così nette, poiché ritengo che il corpo influenzi la cognizione in quanto il corpo stesso è parte attiva del processo cognitivo. Embodied cognition. Pasolini, più che Gates o Musk, e non per nostalgia. La visione del poeta, più di quella dello scienziato. Ma questo è un problema mio. So di potermi sbagliare, poiché mi rendo conto che i processi cognitivi in futuro potrebbe dipendere dalla misura in cui possono essere correlati ad altri processi. Eppure, mi piacerebbe che le future generazioni possano operare non solo in contesti esattamente come quelli che oggi presumiamo o immaginiamo, ma che siano in grado di valutare e scegliere sistemi e processi che si adattano di più a loro. Questo sarà reso più difficile se non riconosceranno più alcuna connessione con somiglianze, differenze e situazioni che la comunicazione diretta tra le persone consente.


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La tendenza di fare previsioni assumendo che quanto sta accadendo ora può continuare in futuro, anziché considerarlo un cambiamento progressivo relativo ad una sequenza di eventi, non offre ragione, in assenza di conoscenza delle sue vere cause, di credere che la situazione attuale si manterrà oltre il presente.


Se si assumesse semplicemente l’esistenza della continuità tra passato, presente e futuro, ci si limiterebbe a stabilire che in realtà l’essere umano agisce su ipotesi tratte dall'esperienza e che sarebbe molto scomodo se non lo si potesse fare, tenendo poi conto anche del fatto che ogni di noi proviene da esperienze differenti. Il problema è come giustificare il presupposto fondamentale che il futuro assomiglierà al passato. In linea di principio è perfettamente concepibile che il futuro possa essere abbastanza diverso dal passato, ma questo non può essere stabilito da prove certe, poiché non possono esistere prove riguardanti il ​​futuro se non l'inferenza dall'esperienza passata la cui validità può per altro venir messa sempre in discussione.


Anche se la conoscenza storica e la lettura del presente consentissero una qualsiasi forma di predizione, di quale futuro si dovrebbe poi parlare, quando il futuro non è ancora arrivato? Se fossero disponibili le prove relative a un futuro che esiste perché lo prevediamo, il futuro non sarebbe più il futuro e le prove non sarebbero più prove. In questo senso il futuro di cui si parla è un futuro che non viene mai e di cui, di conseguenza, non si può sapere nulla perché non esiste ancora. Ritirandosi in un simile futuro, lo scettico rende inespugnabili le sue critiche.


Ragionevolmente, tuttavia, ci si arrischia nell’esprimersi su un futuro possibile. Un futuro che arriva, in cui accadono cose e, quindi, in cui la previsione può essere verificata anche se non in senso assoluto. Si può prevedere che questo futuro sarà come il passato poiché confermato dall'esperienza uniforme di innumerevoli esempi, positivi e negativi, nella vita quotidiana, nella storia, nelle sfere del sociale, della politica e delle scienze. Si può senz’altro insistere sul fatto che questo “futuro” di cui si parla debba avere un certo grado di specificità, riferendosi ad alcuni momenti già definiti nel tempo, in modo che la previsione sia resa più verificabile, adottando anche come criterio la frequenza con cui si ripetono eventi simili o modelli di essi.


Il fatto è che questo futuro è vero nel qui e ora e che, dall’osservazione dei fatti attuali, si può affermare che il futuro a breve termine (costituito da eventi modellati da tali fatti) assomiglierà al presente (e al passato recente), costituito da eventi quali sono gli effetti di fatti simili, fatti che sono ciò che sono appunto nel qui e ora e che, per quanto nuovi, li associamo in modo da prevedere il futuro prossimo. Specificare con precisione quanto tempo può passare da oggi al futuro prossimo è forse impossibile, ma ciò non significa che non ci sia motivo di avere aspettative – punti temporali sempre presenti – verso il futuro e che, se errate, possono sempre essere corrette.


La conoscenza storica può permetterci di fare previsioni limitate, ma praticamente utili, nonostante l'esperienza passata possa risultare inutile come guida perché non può esserci modo di sapere se il futuro sarà come il passato e che nulla può essere appreso dalla storia quando la si interpreta per vie troppo generali, poiché tutti gli eventi sono unici.

È stato affermato che il passato, il presente e il futuro recenti non sono realmente separabili e che, oltre a generare quadri concettuali di aspettativa, si contaminano e parti di loro si coagulano una nell’altra.


Perché tutto questo per dire qui, “nel castello,” come ci ha abituato la voce di Enrico, quasi sottovoce, dell’infinito presente (di cui ieri diceva Marco)?


Abbiamo scoperto che il futuro è presente nello stesso senso in cui è presente il passato. Almeno qui. Almeno ora.

Fisicamente lontani, ci siamo incontrati con le esperienze esistenziali dei nostri ospiti nella loro casa, fonte di dati da cui attingere, liberi di associarli a spazi fisici che possiamo solo immaginare. Dialogando con questi, abbiamo composto un lavoro a frammenti, una biografia lineare ma multidimensionale basata su esperienze concettuali e pre-concettuali, per estrarre il significato esistenziale del presente, integrandolo al sé fisico di una stanza. Abbiamo cercato un modo per ridurre la distanza tra l’artista ricercatore, la materia e lo spazio, per consentirci una comprensione più profonda e più chiara del presente. Delineando tre interventi installativi come se fossero il passato, il presente e il futuro, abbiamo scoperto che il futuro è presente nello stesso senso in cui è presente il passato. Almeno qui. Almeno ora.


Non abbiamo idea di come diventare internet-based performance artists


Parte 1 – Il performer è assente

Parte 2 – Rappresentare. Astrarre. Ricorrere. Praticare. (Ologramma 2.0)

Parte 3 – Col corpo capisco. Nell'infinito presente.


Andrea Pagnes & Verena Stenke (VestAndPage)

Per Endecameron20 digital edition

22 luglio 2020

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